Dialoghi d’Arte: Femmine Difformi Project

Un collettivo dedito all’arte relazionale e partecipata. Quasi 200 donne provenienti da regioni diverse, unite da un legame profondo, dal sentire e agire in modo creativo, per dare voce a temi sociali, antropologici e ambientali che toccano la fragilità umana, le diversità, i bisogni primari e indotti, il consumismo e la globalizzazione, lo sfruttamento delle minoranze a favore dei pochi.

Nato nel 2011 da un’idea di Silva Masini, il collettivo ha sviluppato una presa di responsabilità sul dare e ricevere, nutrire e potenziare esperienze comunitarie. La chiave è lo stare insieme, l’analisi individuale e sociale, il corpo femminile, le storie personali, la spontaneità. Nella libertà e gratuità si fanno largo ideali di accoglienza, valorizzazione senza giudizio, condivisione, ascolto, parità, gioco e sdrammatizzazione, democrazia partecipata, nudità, autenticità, promozione del bene collettivo al posto dell’individuale, fiducia e responsabilità.

Proprio perché geograficamente disperso, il collettivo valorizza la continuità nel vedersi anche in piccoli gruppi, per tenere viva l’intenzione e l’energia speciale che lo lega. Nei recenti tempi di pandemia, hanno teso il filo attraverso piattaforme informatiche, tessuti di connessione che hanno intrecciato nuove trame.

La ricerca principale è rivolta soprattutto al femminile, orientata ad osservare, conoscere e trasformare, attraverso l’espressione di sé, stereotipi femminili discriminanti, favorendo lo scambio e il dialogo tra donne, trovando il proprio “posto-ruolo itinerante”, mediante esperienze, abilità e competenze.

Obiettivo è sottolineare la possibilità di una perenne trasformazione, stimolo per interrogarsi, confrontarsi e sensibilizzare ad un cambiamento che non sia solo auspicabile ma possibile, una modalità introspettiva di condivisione che non si esaurisca in una sola risposta, sicuramente non facile da realizzare in una società che promuove stereotipi, dove l’avere è più importante dell’essere.

Si incontrano in una terra comune fatta di narrazioni, relazioni ed espressioni artistiche, ove la libertà e le opportunità di essere ed esistere traggono energia vitale da spunti introspettivi, conferendo forma alle performance, alle arti visive e multimediali. I vissuti personali si esplicano in chiavi di comprensione universali affinché possano dar voce a chi crede di non averne abbastanza.

Un filo rosso le accomuna: il tessere trame, creare orditi, disfare e rifare tele, intrecci, che siano stoffe o altri materiali, che sia la voce, il percorso di arte relazionale che ha prodotto incontri ed eventi “giocando” con l’arte del cucire frammenti. Brandelli di stoffa, fili recuperati che riprendono vita in un modo altro di esistere, simboli, significati e sostanza di narrazioni personali e sociali. Il progetto tesse una rete che è sinonimo di protezione, accoglienza, inclusione e trasformazione.

Lo strumento centrale dell’espressione artistica e creativa è il Corpo, attraverso il quale s’inventano la gestualità, i rituali e le azioni poetiche. La fotografia, la performance, l’utilizzo della voce (recente acquisizione del gruppo grazie alla guida di Lara Patrizio artista, cantora e musicista), la pittura, la scrittura, il collage nutrono la ricerca, potenziando in modo originale e autentico, gli eventi organizzati.

In collaborazione con Femmine Difformi Project

Roberta Recchia

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