Tatuaggi: arte dentro e fuori di noi

In un tempo ove si auspica di essere riconosciuti e di trovare spazio consono agli aspetti autentici del proprio sé, segni e simboli restano, in ciascun uomo, meta di comprensione, comunicazione oltre le diversità. Simbolizzazioni, creaziono e astrazioni di immagini, sono movimenti più o meno organizzati dalla coscienza. La nostra pelle registra quanto affiora all’esterno e si rivela, all’interno, secondo vissuti. Il corpo è rappresentazione di confini sensibili, energia che si esprime in risposta alle sensazioni. Siamo continuamente toccati, mossi emotivamente, nella capacità e coraggio di rivelarci e divenire persone.

La pelle permette all’identità di esistere nell’altro da sé, nelle coincidenze, nel rispecchiamento e compiacimento. Il gesto diviene mezzo per rendere visibile l’invisibile: sui piedi, sulla schiena, sulle braccia, su ogni parte del corpo i tatuaggi sono un vero fenomeno di massa. Ne vediamo di ogni forma e dimensione: spaventosi o romantici, dai ricchi e vivaci colori a quelli in bianco e nero. Ma qual è il loro significato psicologico? Le ragioni che si celano dietro la scelta di tatuarsi possono essere molto complesse e profonde: dalla ricerca d’identità al superamento di un momento difficile, dall’interiorizzazione del bello al desiderio profondo di comunicazione. Si rende concreto il pensiero in forme spirituali, politiche, trasgressive, identitarie o puramente decorative, ma in ogni caso con all’origine un’ esigenza definita: rappresentare la propria essenza. 

Oltre all’esibizione, alla passione e conflittualità, al riconoscersi come parte di un gruppo, all’uscire dall’omologazione affermando ciò che si è, grazie alla portata universale di immagini immediate, i tatuaggi raccontano frammenti di vita, attitudini e sentimenti, ponti tra mondo interno ed esterno di ogni persona, per portare alla luce quanto altrimenti rimarrebbe nascosto.

Quella dei tatuaggi è tutt’altro che una moda recente, le cui origini risalgono agli albori della storia, quando gli uomini erano soliti contrassegnare il proprio corpo con incisioni irreversibili, funzioni ‘magiche’ e ‘curative’, rituali religiosi, ribellioni radicali, colorate e giocose oppure violente. Dal culto della Dea Madre alle scoperte dell’archeologo James Cook in Polinesia, questo “segno sulla pelle”, ha attraversato tutte le culture, le popolazioni giapponesi come segno di integrazione sociale, i maori della Nuova Zelanda per distinzione di rango, ove il “moko” rendeva l’individuo unico e inconfondibile, al pari delle impronte digitali, e altre civiltà ancora. Un corpo su cui prendere “appunti” per ricordare e non dimenticare: nomi di persone, parole e frasi, amori, conquiste raggiunte, persone importanti, moniti, desideri, speranze, forza, virilità…

Interpretazione di ancestrali scarabocchi dell’inconscio spaziano dalla semplicità alle situazioni estreme, in cui il corpo intero, viso compreso, può esserne ricoperto, tanto che simbolicamente, foderarla, fa pensare a una pelle che respira con non poca difficoltà. Ma cosa potrebbe voler comunicare il tatuarsi completamente? Un bisogno di “cambiare pelle”, essere diversi da come siamo. Può sembrare paradossale ma c’è chi fa fronte alla sofferenza psichica procurandosi dolore fisico. Un grido silenzioso che esprime il disperato bisogno che ci venga in soccorso una parola vera. Corpi disegnati da un ago sottile che buca la pelle, che la fora, la trafigge in una metamorfosi, in un nuovo vestito. Mostrare muscoli, sangue, gli arti scoperti e feriti, come un corpo straziante, ove qualcosa di sbagliato deve essere modificato o evidenziato, come auto-punizione, bisogno di sentirsi vivi o distaccati da ciò che non si condivide. Si resiste anche se si è frammentati, dispersi, dilaniati, ci si esprime anche se la propria identità è a pezzi. Si comunica comunque e a qualunque costo.

Nel tempo l’uso di marchiare il proprio corpo è stato realizzato con strumenti e tecniche diverse, dalla scarnificazione ai tagli, dalla marchiatura a fuoco all’uso di pigmenti neri e colorati, ai mezzi attuali. Storie curiose e incredibili, di diverse culture, dove i tatuaggi assumono differenti significati e la nudità del corpo viene annullata o modificata, perché nuovi segni proteggano, abbelliscano e distinguano gli individui.

Roberta Recchia

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