L’imparare ad amarsi

Le facciate sono quelle che detesto di più, come i silenzi delle cose lasciate a metà, i dialoghi che mutano in disaccordi, il venire a patti, le idee cristallizzate, i ruoli cuciti addosso. Ben vengano le rotture, le ribellioni interne, testimoni di risvegli di consapevolezza, resa dei conti con se stessi. Amo le persone romantiche che sanno gettarsi alle spalle un tempo che è vuoto a perdere, nell’essere realiste con passione, ove la sensibilità non è debolezza ma impulso creativo e la fragilità una risorsa. Siamo opere nelle quali frammenti, strappi, ferite divengono punto di forza per creazioni di straordinaria potenza espressiva.

Siamo esseri in continuo fermento di idee, alla ricerca di originali sperimentazioni che donino senso all’eloquenza delle nostre forme. Tra venature sinuose ed essenziali geometrie, custodiamo intimi snodi poetici, ricercando identità libere di sagome dialoganti, giocando tra pieni e vuoti di sensibilità percettive. Siamo narrazioni che informano l’immaginazione, indagano oltre il visibile, ove la leggerezza evocativa dei corpi, si ricollega ad arcane e universali memorie affettive. Punto di forza è il non cercare risposte sempre fuori di sé, perché impedisce a volte, di cogliere la magia della vita, il silenzio, l’imparare ad amarci. Quanto esiste ha il suo valore, le gioie come le battaglie. Siamo domande e risposte, nella libertà di scegliere e di trasformare, nell’essere dighe di acque controcorrente, nel ricrearci e realizzarci. È impossibile non crescere, anche in balìa di barometri inaffidabili, nelle situazioni critiche, quanto nelle opportunità.
La vita accade nel suo continuo divenire, verso destinazioni che non sempre sono esclusivamente nell’andare, ma anche nell’imparare ad appartenere a quel presente che merita di essere vissuto.


Agire con gratuità di qualità affettive è disegnare tracce d’intimità profonda. C’è chi riesce a guardarci dentro e catturare minuziosamente ogni stato d’animo, come fiori tra deserti, fessure tra soglie segrete, nuda umiltà, brezza gentile di una carezza. Alcuni hanno la straordinaria capacità di leggere la nostra storia, incisa con inchiostro indelebile o evanescente come pagine di una seconda pelle, in un tempo donato tra parole scolpite, sorrisi oltre crepe, abiti tessuti con dedizione e meraviglia.

Le parole hanno il potere di sigillare la saggezza di contenere tutto o nulla, come battiti d’ali, intense carezze o colme risate, che svelano il non detto e lasciano spazio anche al silenzio. Le parole hanno la presunzione di cadere in un momento preciso o vagare nel mezzo di un discorso caotico. Non esiste nessun manuale o decalogo per arrivare a tutti nel medesimo modo e con la medesima intensità. Non giriamo con cartelli con sopra scritto “comprendimi” o “lascia che io ascolti” ma possiamo ritagliarci uno spazio che sia nostro, essere inchiostro indelebile con cui scrivere storie intrise di emozioni autentiche e sorridere imparando a non prenderci sempre troppo sul serio.

Roberta Recchia

Opere Battista Monfredini

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