L’arte contro la mafia

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, alla televisione, sui giornali. Però parlatene.” (P.Borsellino).

Gaetano Porcasi, docente e artista, racconta storie delle vittime di mafia, rievocando nelle sue tele “il grido di chi è stato ucciso, le stragi di innocenti, di giornalisti, di grandi uomini, perché è l’arte che aiuta a non dimenticare”. Da professore, educa all’immagine nella convinzione che ogni artista sia, in fondo, figlio del suo tempo e si percepisce cronista pittore. La storia dell’arte non solo insegna un contenuto, ma forma cittadini al gusto del bello, al fascino, alla curiosità, alla consapevolezza, per muovere coscienze e contrapporsi alla brutalità e alla schiettezza.

La lotta alle ingiustizie deve essere movimento culturale che abitui tutti alla libertà e si opponga a ogni forma di compromesso morale, di indifferenza, vana complicità. Se è propria all’essere umano, l’avere paura, questa non dovrebbe vestire abiti di potere nel condizionarci, perché il rischio sarebbe smarrire coraggio e coscienza.

Porcasi parla agli studenti, nelle emittenti televisive, nei suoi interventi, di Peppino Impastato, di Aldo Moro, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche dei bambini innocenti uccisi dal fenomeno mafioso, della terra dei fuochi, della sanità e delle istituzioni, storie della sua Sicilia e dell’Italia. Il suo segno di denuncia e impegno civile mira a risvegliare coscienze, una ricchezza interiore e una sensibilità maggiore, attraverso la pittura che è “forte impatto sui fatti, per ricordare chi ha creduto in un paese vero, nella democrazia, ma ha pagato nella prepotenza, nel silenzio e nell’omertà, in strade senza uscita.”

Oltre milleseicento tele sulla criminalità, come cassetti di storia da ricordare, stati d’animo da rievocare, per continuare a gridare alle nuove generazioni che “la mafia va sconfitta con la cultura, perché radicata nelle persone oltre che nella società”. Alcune sue opere si trovano in una casa confiscata divenuta museo e visitata da centinaia di studenti: sessantatré quadri, centosessanta anni di storia, in “fotogrammi che raccontano la democrazia e l’antistato, storie che desiderano non essere nascoste, memorie senza le quali ogni paese non può avere futuro”.

Ogni sua opera è un ritaglio di giornale in cui la verità necessita di far luce su battaglie sociali, sull’onore, sul disprezzo e l’illecito. Questo artista continua da anni a fare dell’arte un messaggio comunicativo profondo e di impegno civile, ricevendo diversi riconoscimenti per la sua pittura sociale, per l’impegno contro l’illegalità.E’ pittore antimafia di realtà scomode, colui che non è conforme alle idee del grande flusso perché non c’è bisogno di seguirlo, se non diventa un esempio di giustizia.”

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.(G. Falcone)

Articolo Roberta Recchia

per ulteriori approfondimenti video di Porcasi

Intervista Tg2 Confronto con gli studenti

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