Cosa ci qualifica nell’essere artisti?

Ho deciso di scrivere questo articolo in riferimento a opinioni e giudizi esternati in contesti creativi, riguardo la definizione o meno di artista. Nel mio ruolo di MusicArTerapeuta, resto ardente sostenitrice dei linguaggi verbali e non verbali che sottolineano la certezza di potenzialità creative che risiedono in tutti, anche se latenti o non adeguatamente favorite dai contesti di vita. Siamo tutti generatori di idee e strategie di accomodamento, nell’arte come nella vita.

Sentirsi dire che la creatività è dote innata e quindi, per chi ne è sprovvisto, non ci sia molto da fare, è concetto superato da tempo. Naturalmente, non si può, come dato soggettivo e oggettivo, escludere che taluni mostrino una maggiore propensione e una migliore inclinazione rispetto ad altri, nell’espressività delle proprie tracce, nello sviluppo di quello che viene definito pensiero divergente.

Quando si affronta un così delicato argomento, occorre capire di cosa parliamo, considerato l’ampio raggio di azione dei termini “artista” e “creatività”. Si può discutere di processi creativi, di estetica,  associare il valore di un’idea alla sua logica non convenzionale, d’imprevedibilità’ e di cambiamento, si può considerare un nuovo modo di azione per riuscire al meglio nelle cose.

Se un artista ha più colori sulla sua tavolozza, la sua opera risulterà più ricca e in tale rapporto di equivalenza, se ha più strategie, informazioni, elementi dalla sua parte, l’atto creativo si rivela essere non solo frutto di talento naturale, ma anche di una messa in gioco di corpi agiti e sentiti artisticamente.

Sarebbe inutile qualsiasi sforzo per acquisire un apprendimento e uno stile artistico, se relegassimo tali aspetti ad una questione puramente innata, genetica o ereditaria. Equivarrebbe all’inutilità dell’insegnamento di una disciplina, ad esempio di violino o pianoforte, perché non in grado di garantire per  gli allievi, il “plasmarli” in modo da farne dei Paganini o Mozart!

Il fatto che talune persone siano per loro natura creative, non significa che non potrebbero esserlo ancora di più, se venissero forniti loro addestramento e tecniche adeguate, né significa che altre persone che non hanno mai mostrato predisposizione all’arte, non possano diventare creative.

Creatività e arte sono sempre sinonimi? A causa di questa confusione, assisto sovente a considerazioni di chi ritiene che per potenziare la creatività occorra insegnare alle persone a comportarsi come artisti, mentre altri credono fermamente che basti un po’ di creatività, per qualificarsi come artisti stessi.

Molti sono realmente formidabili quanto a percezione, espressione e comunicazione, ma la creatività è un campo minato senza la motivazione intrinseca e il desiderio di miglioramento, fattori essenziali. Essere motivati intimamente, significa essere disposti a ricercare un approccio più conveniente di agire, alternative non consuete su terreni insoliti, non accontentarsi dell’ovvio e scontato, esaminando aspetti che altri non fanno, dedicare tempo e sforzi nell’investimento di un miglioramento che, in primis, è personale.

Occorre domandare a se stessi, quale significato attribuiamo al miglioramento, all’operare in maniera umanamente soddisfacente, proiettandosi nella risoluzione di possibili difetti estetici e tecnici, nella correzione di imperfezioni, in modo da avere una resa qualitativamente approfondita delle proprie capacità.  

Per creare occorrono concetti nuovi, opportunità che sovente “non piovono dal cielo”, ma dipendono dall’impegno di chi le persegue. Oggi è mia ferma convinzione che la cultura non ammetta analfabetismi, in arte come nella vita, in contesti attuali e spazi tecnologici e innovativi ove più che mai si hanno incredibili e straordinarie risorse di formazione umana e professionale.

Occorre cominciare a cambiare se stessi, per poter cambiare la realtà che si abita e quello di cui si è capaci. Si vedranno premiati lo sforzo e l’impegno, con conseguenti risultati che ci riporteranno in toto nel significato letterale del termine artista, come arteficeartigiano delle proprie tracce e del proprio vivere.

Articolo Roberta Recchia

Opere Stefania Rosatelli

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