Rosvita di Gandersheim, una poetessa alla corte di Ottone I

Rosvita di Gandersheim nacque intorno al 935 e morì nel 973.

Nei più comuni manuali di storia medievale, il X secolo è presentato come uno dei periodi più oscuri che l’Europa abbia mai vissuto, ma ciò ovviamente non è vero, e risponde alla necessità degli eruditi cinquecenteschi di distaccarsi il più possibile da un’epoca considerata l’antitesi della libertà intellettuale.

Rosvita fu canonichessa nel monastero di Gandersheim, una delle strutture più singolari e culturalmente significative del Medioevo, un luogo riservato esclusivamente all’aristocrazia femminile e con diritto di signoria autonomo. Come canonichessa, aveva dei privilegi: non era costretta a portare il velo ed era soggetta alla regola benedettina in maniera meno rigida. I suoi voti, infatti, erano di castità e obbedienza e non di povertà e clausura.

Nel 936 Ottone I di Sassonia, incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, diviene il più grande sovrano d’Europa dopo l’età di Carlo Magno. Egli, infatti, a differenza dell’imperatore franco, considerato “Campione della Cristianità”, aveva in mente un chiaro progetto politico nel quale la Chiesa giocava un ruolo assolutamente subordinato agli interessi imperiali.

È in questo clima culturale, e in presenza di personaggi di rilievo quali Raterio da Verona (890-974), Liutprando da Cremona (920-972), senza poi contare lo stesso arcivescovo Brunone, considerato dai suoi contemporanei l’uomo più colto del suo tempo, che si forma e opera Rosvita.

A corte, era una donna molto rispettata e stimata.

Ma Rosvita fu scrittrice di monastero o di corte? Gli studiosi della sua opera ne discutono ancora. Imparentata con la famiglia imperiale sassone, scrisse, lei donna e monaca, una biografia dell’imperatore Ottone I.  Rosvita quindi non stava sempre chiusa nel chiostro, e a corte apprendeva dagli ambasciatori le novità del mondo.

Fu inoltre una poetessa alquanto prolifica nella produzione letteraria: scrisse commedie in prosa e otto leggende agiografiche. Rosvita fu sicuramente una donna del suo tempo, con sentimenti religiosi vivi e fortissimi, ma certamente, da grande intellettuale, dovette confrontarsi con la grande stagione del teatro classico, in particolare con il teatro terenziano.

A Terenzio, Rosvita deve molto per la struttura della lingua e la forma drammaturgica, ma il suo universo morale è naturalmente diverso e inserito in un quadro più metafisico che religioso, ispirato all’armonia al di là del caos conflittuale e crudele della vita. E qui l’influenza filosofica di Boezio (V secolo) è evidente. La «tentazione dell’amore e dei sensi» è il tema principale del teatro di Rosvita, tentazione alla quale i personaggi femminili talvolta resistono e altre volte si abbandonano.

Ma alla fine sono le donne a trionfare sulla “crudeltà” degli uomini persecutori e seduttori.
Una lettura femminista dei drammi di Rosvita è anacronistica, ma si deve riconoscere nel suo teatro la centralità della figura positiva della donna. La donna nei drammi di Rosvita vince con la forza della fede sugli uomini e le loro debolezze, cercando così un riscatto dalla mentalità misogina medioevale.

Dalle opere di Rosvita, pertanto, appare evidente che le donne, descritte esaltandone le qualità di forza di carattere e decise nelle loro sfide senza rinunciare alla virtù, rappresentano la “parte positiva” in contrasto con l’uomo che è, invece, luogo di desiderio e detentore del peccato.

Una figura femminile di spicco, quella di Rosvita, considerato il periodo in cui visse.

Una “voce squillante” e di grande rilievo.

(Le parti del testo in corsivo sono tratte dalla relazione “Una poetessa sul finire dell’Alto medioevo: Rosvita di Gandersheim (935-973 circa)”, scritta dalla poetessa Rita Bonetti per l’Università di Ferrara)

Federica Sanguigni

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