Marcela Serrano: scrittura intima e potente

Non ho una scrittrice preferita, né uno scrittore preferito. Alla domanda “qual è il libro più bello che hai letto?”, fuggo inorridita. Come potrebbe, una lettrice matta e disperatissima come me, mettere su un podio i libri? Mi sentirei in colpa, come se stessi tradendo l’uno con l’altro. Ogni testo che ho letto, tranne alcuni che mi hanno lasciato il nulla rubando il mio prezioso tempo, ha arricchito la mia mente e la mia anima. Raramente rileggo libri già letti ma, sovente, li sfoglio per ritrovare quel passaggio sottolineato che tanto mi ha colpito o quella frase, quella parola che mi hanno donato qualcosa di prezioso. Non nego che, di alcuni, a fatica ricordo il contenuto ma, di tutti, rammento le emozioni provate, lo stato d’animo del momento, il periodo particolare che ho vissuto.

C’è, però, una scrittrice che amo particolarmente ed è Marcela Serrano.

È un mistero il potere che la scrittura di questa donna esercita su di me. Attraverso la lettura dei suoi libri avviene, in me, una trasformazione. Sono quella che io divento, ma che forse sicuramente già ero, che mi stupisce. Marcela Serrano c’è in alcuni particolari momenti della mia vita. Le sue parole svelano emozioni che tengo nascoste, forse, per paura. I suoi racconti mi parlano con voce amica dicendo di me cose che non conosco, o che conosco ma non riesco a esprimere.

Conobbi la grande scrittrice cilena, una delle voci più importanti della narrativa sudamericana, attraverso il suo libro “Il giardino di Amelia”. Fu amore a prima vista, un colpo di fulmine che mi destabilizzò. Notai subito, in questo romanzo, l’amore per i libri espresso in tantissimi modi, attraverso citazioni, consigli di lettura, pensieri di poeti e scrittori che condivano la trama, già di per sé ricca e intrigante, con l’ingrediente sublime della passione per la lettura. E la caratteristica di citare libri e scrittori la ritroverò negli altri suoi romanzi.

Mi piace tirare tardi, ma soprattutto con i miei libri. O a volte con qualche film in televisione. Sapessi quante vite vivo! Se non leggessi, dovrei farmi bastare la mia di vita e per quanto divertente possa essere, è sempre soltanto una. Troppo poco per me.

La scrittura di Marcela Serrano riesce a catapultare il lettore nel romanzo, facendolo sentire protagonista di ogni scena. Intinge la sua penna nell’inchiostro profumato e acceso della natura cilena che descrive in maniera superba. È come un pennello che fissa sulla tela vergine colori e forme. Leggere un libro di questa scrittrice diventa, così, una sosta prolungata davanti a un quadro che viene osservato, ammirato, lasciando andare le emozioni libere di volare e di prendere forma.

… si concentra sul tramonto. Guarda il sole andarsene via: lo fa lentamente, annientando l’azzurro del cielo per saturarlo di colori stravaganti, dall’oro fino al porpora passando per la gamma dei rossi, dei gialli e dei verdi più delicati. Scurisce anche gli alberi, li manda a dormire ma non riesce a rubare il luccichio alle arance che, come cerchi obbedienti, interrompono la penombra. Perché loro luccicano sempre, con o senza sole, con o senza notte, sono così belle luccicanti, non possono smettere di farlo. La terra si secca fino alla mattina successiva, quando tornerà a inumidirsi. Il sole, un’altra arancia nel cielo, immensa però, si nasconderà del tutto. Scenderà la notte, qualunque cosa accada.

Quello che amo principalmente di Marcela Serrano, però, è la sua sensibilità e la sua attenzione nel descrivere un mondo prevalentemente femminile. Un mondo mai scontato, mai banale ma emozionante e che stupisce in ogni dettaglio. Le protagoniste dei suoi romanzi palpitano di vita propria, sono vere, carnali, fiere del proprio ruolo.

E così, si affaccia alla mia mente Amelia, una figura femminile che si ama e si immagina nella sua bellezza, esteriore e interiore. Una donna unica e particolare con la quale vorrei sedermi in giardino per parlare di libri, di fiori, di bellezza e di vita, assaporando le parole in un tripudio di emozioni e di passione. Penso alle protagoniste di “Arrivederci piccole donne”. Quattro cugine che sembrano sorelle, quattro donne molto diverse tra loro, quattro, come le protagoniste del romanzo di Louisa May Alcott. E come potrei dimenticare Blanca? La donna che tutte siamo, la presa di coscienza del proprio valore, la moglie e madre appagata che conosce una nuova realtà. La ribellione, la sfida. La voce costretta a tacere e che affida ricordi e sentimenti agli occhi. La consapevolezza che non c’è solitudine paragonabile a quella di essere donna.

Compio un viaggio ideale e approdo a “L’albergo delle donne tristi”. Faccio conoscenza di tante donne complici, deluse, che tentano di riacquistare fiducia in se stesse. In quell’albergo ci sono anche io. Marcela Serrano ha il potere di prendermi per mano e condurmi lì, su quell’isoletta nel sud del Cile. Mi invita a guardarmi dentro, a non aver paura delle mie ombre, a non rinunciare ai miei sogni.

Poi, in un momento particolarmente difficile della mia vita, un libro mi viene a cercare. È “Nostra signora della solitudine”. È estremamente difficile spiegare l’effetto che questo libro ha avuto su di me ma, durante la lettura, mi sono immersa nella personalità di Carmen, ho sorriso e ho pianto, mi sono posta quesiti, sono uscita letteralmente fuori di me per vivere la vita di Carmen. Per poi tornare alla realtà più serena e consapevole.

La solitudine mi si addice sempre di più, ogni giorno che passa, come l’immobilità.

Leggere i libri di Marcela Serrano è, per me, salvifico. Tantissimi testi mi hanno aiutato a comprendere meglio me stessa e il mondo circostante. Tra le pagine e le parole dei libri ho trovato buio e luce, caduta e rialzata, percorsi difficili e risposte tra le righe. Ed è nella poesia che trovo la vera essenza, la zattera alla quale aggrapparmi, l’abisso in cui scendere e le pareti alle quali poggiarmi per risalire. Niente, come la poesia, mi trapassa l’anima, mi aggroviglia le viscere, mi strappa la carne e mi salva la vita.

Eppure, Marcela Serrano…

(I passi in corsivo sono tratti dai libri di Marcela Serrano – Le opere raffigurate sono di Fiorella Cannistrà )

Federica Sanguigni

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