Lezione con Alda Merini

Non finiranno mai di sorprendermi alcune lezioni nate dalla curiosità dei ragazzi, specialmente quelli che la complessità la vivono nell’oscillazione continua di distanziamenti e presenze, tessere dinamiche di meccanismi familiari e didattici, che mettono alla prova l’arginare dialettiche desiderose di confronto. Alda Merini apre una mattinata intensa, pagine di luce in una lezione moderna, accolta in chiave trasversale.  Nel confronto sulla diversità, dicotomia di un confine speculare e sottile tra interiorità ed esteriorità, carica è l’aria al di là degli schermi, nell’auspicio di reciproca comprensione.  

In cima ad un violino
ci sta forse un respiro
che nessuno raccoglie
perché è un senso d’amore

Affidandoci alle tecnologie, alla musicalità dei tasti, all’armonia di corpi oltre video opachi, si apre una futuristica forma di inclusione, nel rivisitare proposte, rivedere in modo critico gli obiettivi, ricalibrare tempi e spazi sociali. Entriamo da mesi in aule ove il ripensarsi alloggia in disagi generalizzati, forme di individualizzazione e strategie di riattivazione di comunicazioni perse nella disconnessione di equilibri e abitudini, in lockdown, in nuove forme di fragilità e blocchi emotivi. Strutture mute di un navigare nei cieli aperti dei propri limiti.

Voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza

Oggi a lezione si scandiscono versi che animano il regalarsi libertà narrativa del cuore, di un’alfabetizzazione emotiva promotrice di ascolto, desìo di esaltazione di differenze che rielaborino, in maniera personale, l’imparare a confrontarsi con le unicità. Alda Merini è entusiasmo manifesto sui loro volti, emersione di vissuti, mediazione del ricordaci il pensiero della vita. La poesia ti domanda e basta una inutile carezza a capovolgere il mondo.

Le autobiografie sono fluida co-costruzione di storie, viaggio verso nuove intuizioni di sé. Poesia è ascensore sociale per sviluppare pratiche efficaci e se si parla di tornare alla normalità,  del disporre di consoni luoghi di cura, di cultura e intelligenza, di coscienza e responsabilità, il sorriso è un virtuosismo che non muore mai e si può continuare a suonare su una corda sola senza neanche una cassa armonica. Il tempo ha imparato a camminare al passo della fiducia, del riattivare connessioni relazionali, della motivazione, del senso di appartenenza per difendersi dalle vere stereotipie: quelle disarmanti culturali e sociali, del normalizzare situazioni complesse, del non investire nello sviluppo empatico. Parola ricorrente è vulnerabilità e sfida è la consapevolezza, l’imparare a fare anche da soli, scegliere a distanza canali corretti di valorizzazione, tra pregi e difetti di comunicazioni massimizzate, di aspettative e bisogni che promuovano inclusione e non generino solitudine.

Non ho foglie né fiori
eppure mentre mi trasmigro
nasce profonda la luce.

Articolo di Roberta Recchia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...