Schiavitù: il ricordo delle vittime di ieri per non dimenticare quelle di oggi

Tra le terribili e incomprensibili macchie di cui si è sporcata l’umanità, la tratta degli schiavi attraverso l’Oceano Atlantico è una delle più atroci e vergognose. E come tutte le ingiustizie ai danni dell’umanità, bisogna parlarne, e parlarne ancora, per non dimenticare.

Per più di 400 anni, circa 15 milioni tra uomini, donne e bambini sono stati vittime di un commercio aberrante e mostruoso, andando a scrivere una delle pagine più buie della storia.

La Giornata Internazionale in memoria delle vittime della schiavitù, istituita dalle Nazioni Unite e ricorrente il 25 marzo, è una data che assume una rilevanza particolare alla luce delle schiavitù moderne che, purtroppo, imprigionano ancora moltissime persone. Nonostante la schiavitù sia stata abolita, infatti, il commercio di vite umane non è mai del tutto cessato.

Questa giornata, pertanto, ha valore solo se non ci si ferma a una semplice commemorazione, se pur assolutamente necessaria. Scopo fondamentale di essa deve essere la sensibilizzazione sui pericoli del razzismo di cui il popolo africano continua a essere vittima. 

Nella diaspora africana, che coprì un arco temporale incredibilmente vasto (tra il 1501 e il 1830), un terzo dei quindici milioni di schiavi fu rappresentato dalle donne. Costrette a sopportare indicibili sofferenze al pari dei propri compagni di sventura, le donne sono state maggiormente discriminate e umiliate dovendo anche sottostare ai piaceri dei “padroni”.

Oggi come ieri, a pagare il prezzo più alto di questo insano commercio, sono proprio le donne, oltre ai bambini. Ricordare come furono sfruttate ieri per combattere affinché non vengano più sfruttate oggi. Il 25 marzo sia, quindi, una giornata di ricordo ma anche, e soprattutto, di informazione e di insegnamento, puntando l’attenzione sui fatti moderni che poco si distanziano, nelle atrocità commesse, da quelli di secoli fa.

Ricordare per non ripetere gli stessi drammatici e assurdi eventi.

Ogni notte

su questa strada fuori città

(s)vendo il mio corpo

e metto a tacere il cuore.

Maschi in giacca e cravatta

comprano la mia carne

come merce al mercato delle bestie.

Essi hanno madri

e sorelle

e compagne

e figlie.

E quando tornano a casa

accarezzano

con le mani sporche dell’amore comprato

l’innocenza.

I loro gemiti ripugnanti

persi nella nebbia

si mascherano di sorrisi

per chi non ha colpa.

– Io sono innocente –

Ricordo quel giorno lontano

quando mi dissero “vieni con noi”.

Promesse di pane e di libertà.

Andai.

Mi misero sul ciglio di questa strada fuori città

a respirare fumo e vergogna.

– Sono ancora qui –

(Poesia di Federica Sanguigni – Opera visiva di Fiorella Pasquini)

Immagine in copertina, opera di Gianpiero Grossi

Federica Sanguigni

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