Dialoghi d’Arte: Margherita Caravello e la sua indagine su Alda Merini

“Esempio di sincerità oltraggiosa, appassionata e testarda, carnale e mistica, costantemente combattuta nelle sue inclinazioni divergenti di madre e d’artista, capricciosa e geniale, povera ma generosa, originale eppure così bisognosa della più semplice forma d’amore, Alda Merini si è imposta come un’icona di ogni più autentica contraddizione dell’animo umano.”

“Questo libro nasce da 4 anni di studio, ricerche e approfondimento sulla figura di Alda Merini in vista dello spettacolo teatrale “Dio arriverà all’alba”, attualmente sospeso a causa della chiusura forzata dei teatri per la pandemia in corso. Scoprendo sempre nuovi straordinari dettagli, e convinta che condividerli possa essere oggi più che mai utile, nasce l’idea di questo libro “Indagine su Alda Merini: non fu mai una donna addomesticabile” e della pagina Facebook in cui ogni giorno vengono condivise informazioni e spunti in un percorso che invita a guardare più da vicino la filosofia quotidiana della poetessa, sulla scia del suo ribadire “più bella della poesia è stata la mia vita”. Un’esistenza burrascosa, certo, segnata da grandi dolori, ma affrontata giorno dopo giorno con determinazione, con coraggio, con l’ironia di chi guarda le cose dall’alto e sa riderne, e d’altro canto con la dimensione poetica di chi sente più forte, di chi ha “la carne a contatto con la carne del mondo”, per usare le sue parole.”

Il libro si apre con una prefazione a cura della figlia e della nipote di Alda Merini, le quali hanno collaborato con l’autrice donando anche le fotografie presenti nel volume. Un testo ricco di approfondimenti sulla poetessa, di sue riflessioni, nel quale si affrontano i temi più vicini all’artista: l’esperienza del manicomio, che fu certamente ostile e impietosa ma che, in un certo modo, la restituì a se stessa senza alterarne la grandiosa capacità di sentire e di amare, il dolore, il rapporto tra poesia e psicologia, tra mistica e carnale.

Un’indagine vera e propria, scritta con attenzione e ricca di dettagli ma mai morbosa, che unisce all’informazione lo svelarsi dell’intimità di una donna amata da tantissime persone, una donna che nasce poetessa e per la quale scrivere era una necessità quasi fisiologica, un modo per esistere e per avere un rapporto diretto con il mondo.

Alda Merini è la donna che attraverso la poesia ha trasfigurato il dolore rendendolo quasi perfetto, spiegando che “la follia è un’invenzione della vita: il malato sa benissimo di essere l’autore di una folle indecenza che è la sua solitudine. Una solitudine che presso gli altri – che amano il rumore, che gozzovigliano, che non sanno mai fermarsi a meditare – fa scandalo.”

Molto interessante è il capitolo che Margherita Caravello dedica ad Alda Merini e ad altre poetesse contemporanee. Nella sua critica velata, e che condivido pienamente, alla realtà che il panorama letterario, soprattutto scolastico, sia ancora appannaggio di autori maschili, l’autrice ci ricorda figure femminili troppo spesso dimenticate. Sibilla Aleramo, tra le prime italiane ad affermarsi nel panorama culturale nazionale, Antonia Pozzi, straordinaria poetessa, suicida giovanissima che ci ha lasciato versi potenti e intimi. E ancora Amelia Rosselli, eversiva “nei confronti della tradizione e della lingua dei padri” che rifiutò e stravolse, giungendo a una sua scrittura rivoluzionaria. E poi Lalla Romano, che nelle sue opere affrontava i dolori comuni al genere umano: la fatica di crescere, la vita coniugale, il sesso. Infine, Jolanda Insana con la sua poesia rabbiosa ma dall’intento salvifico. Conclude il capitolo, Margherita, con queste parole pregne di significato: “Ed è così che alla poesia elegiaca che offre alla donna il ruolo di musa, madonna, moglie, madre eccetera si sovrappone uno stile di scrittura femminile, rivoluzionario e intimo, appassionato e mistico, pronto a morire d’amore.”

“Questo libro raccoglie tutti gli spunti emersi nello studio per lo spettacolo prima e per le dirette Facebook poi, e ambisce a restituire uno sguardo possibile, di certo appassionato, su di lei, per quel che è stata e per quel che ancora oggi rappresenta. Lo spettacolo “Dio arriverà all’alba”, di cui sono la direttrice di produzione, è scritto e diretto da Antonio Nobili, concepito per il decennale dalla scomparsa di Alda Merini, e ha debuttato a gennaio 2018. Ad Antonio Nobili devo tantissimo, mi sono formata con lui, con lui ho debuttato sulla scena come attrice prima e come regista poi, fino all’organizzazione di tutto quel che concerne una produzione dal vivo. (Nella foto, la protagonista Antonella Petrone).”

Alda Merini amava definirsi poetessa dell’amore. Ella amò senza riserve, donando generosamente e senza mai prosciugare la sua riserva d’amore. Non sempre ebbe quello di cui anche lei stessa aveva bisogno, eppure la sua poesia è stata ancora più autentica e viscerale. Il poeta sente di più, e più forte. E i versi di Alda Merini diventano corali, universali. Il suo cuore, il suo sentimento scavalcano ogni barriera, ogni unicità per farsi missione, per arrivare a tutti, in particolare agli emarginati, ai pazzi, a tutte le persone che vivono ai confini, a chi è escluso dalla società, restituendo dignità e amore attraverso la sua figura di poetessa, per prima emarginata.  

L’indagine appassionata e affettuosa di Margherita Caravello, piena di rispetto per la grande poetessa, “provo nei suoi confronti una grande ammirazione. La sua vita l’ha saputa portare e raccontare come un “abito incandescente”, per usare le sue parole e, nonostante ogni dolore, non si è persa d’animo mai, né ha smesso di avere fiducia, incrollabile, che fu forse la sua fede più grande, nel perseguire la sua missione di andare incontro generosa a tutte le persone, nel donarsi, nel sodalizzare coi diversi”, ci porta nel suo mondo di luci e ombre, nella sua solitudine e nel suo regalarsi al prossimo attraverso i suoi versi e la sua presenza.

Alda Merini non era solo la pazza della porta accanto, la diversa, la donna che osò farsi fotografare a seno nudo per dimostrare quanto il moralismo della gente fosse ridicolo e ipocrita.

Alda Merini era una donna speciale come tante, di ieri e di oggi, una donna molto spesso incompresa, sensibile e profonda. Una donna disordinata, che si truccava e adornava di perle, che viveva la vita in maniera intensa, dolorosa e che ha affidato all’unico mezzo possibile, la Poesia, tutta la sua esistenza, nell’urgenza di una comunicazione sincera e appassionata, umoristica e drammatica.

Federica Sanguigni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...