Per non dimenticare…

Giornata nazionale per le vittime del Covid.

Mi domando dove siano finite, in questo periodo, la sacralità del corpo, l’empatia, la compassione, i valori e le idee che sostengono l’anima. Ci siamo ritrovati prigionieri in recinti fisici e psichici nella ricerca di nuove strategie. Le pareti delle nostre abitazioni e dei nostri cuori hanno percorso labirinti o ricreato miraggi di oasi di pace. Le comunità di tutto il mondo hanno risuonato nel prender cura, nella salvaguardia della dignità nella malattia, nel sostegno alla rianimazione, nell’alleviare sofferenze.

Il tempo scorre ancora in ottuse clessidre e noi nell’essere desiderati, pensati, innalzando ardenti preghiere, nell’auspicio di un’integrità che impari a fare i conti con la prigionia e la pesantezza dell’anima, la mortificazione e la religiosità, l’incuranza, la mercificazione, la negazione e disumanizzazione e non smettere al contempo di sperare.

Non dobbiamo dimenticare la sacralità della vita, intere città che hanno seppellito vite sotto paure, negando gli ultimi saluti alle vittime di una strage silenziosa. Il Covid ha mutato il volto della morte, nella “gestione” dei corpi, nella mancata soddisfazione di bisogni spirituali ed emotivi di chi è sopravvissuto e di coloro che non hanno resistito.

Il dolore ha cancellato rituali del distacco, sovvertendo la cultura del lutto, stravolgendo intimi alfabeti di comunicazione, nullificando baci e carezze rassicuranti. Tra schermi opachi e neri tasti tentiamo ogni giorno di umanizzare la tecnologia. Guanti, tute contenitive, visiere, tessuti in plastica impermeabilizzano i sentimenti avvolgendoli in sudari artificiali.

Ci si affaccia alla preghiera con resistenza di uomini fedeli, nello tsunami di sconforto, tra innaturali forme che muovono e commuovono un’esistenza che, se non si allunga, si allarga nella profondità di riflessioni personali. Ci si guarda da tempo intorno, si misurano i passi della propria storia. In punta di piedi continueremo a custodire il mistero dell’esistenza, nell’eco di ricordi, in un viaggio che sia spazio di comprensione, d’integrità e sensibilità per tutti.

Roberta Recchia

Opera Marinella Pompeo

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