La mia Arte di Vivere

Una delle domande che frequentemente ci viene rivolta nella vita è quel “che fai?” alla quale più o meno prontamente rispondiamo, delineando l’occupazione o gli studi che ci contraddistinguono. Non posso negare che essi siano portavoce di orizzonti e positività di pensiero, che ci rendono artefici e costruttori del nostro agire, ma credo sia il “chi sei?”, a costituire, a pieno titolo, valori e ideali che sentiamo appartenerci. L’ambiente in cui nasciamo e cresciamo ci agevola o meno nelle scelte e nel nostro modo di vivere. Il sognare grandi metropoli, abitando piccole città, è metafora o realtà perfetta per chi, come me, si ritrova la mente stracolma di idee e creatività e confida in un terreno fertile per potenziarle.

Dopo le mie prime lauree, all’età di 22 anni, avevo convinzione che leggere romanzi, gialli o letture d’intrattenimento, non mi appagava quanto articoli di riviste scientifiche e umanistiche, testi psicologici, concordi con il mio viaggiare in profondità e spesso controcorrente. Ricerco, come allora, un vivere con sensibilità, custode di un coinvolgimento emotivo che sa renderci umani, relazionandoci con sapere di gratuità, qualità affettive e tracce d’intimità. L’arte sa guardarmi dentro, catturando minuziosamente ogni stato d’animo, come fiori nel deserto, fessure tra soglie segrete, brezza gentile di una carezza.

Quando i miei alunni o i lettori mi domandano dove risiede il segreto per scrivere, rispondo prontamente che è la lettura il primo motore energetico per acquisire un vocabolario ampio, per amare ogni parola, perché ciascuna ha la straordinaria capacità di accadere in un momento preciso, vagare fortuitamente nel mezzo di un discorso, arrivare dopo la scia di un silenzio e ripartire trascinandone con sé l’eco. C’è molto in un libro: sguardi sensibili tra le righe, pensieri e sospiri tra capoversi, ricerca di risposte attese che profumano dell’odore di un tempo che dedichiamo a noi stessi e agli altri. La scrittura racconta l’essere con respiro cosciente, in un nudo alfabeto con cui tesse la diversità, l’irragionevolezza, l’impercettibile e il recondito, per scolpirli nella materia umana e innalzarla a preziosità.

Occorre, nei tempi moderni, liberarsi da strane favole cucite addosso, da stereotipiche aspettative, destinatari di frutti educoloranti che ci facciano percepire ben accetti in convenzioni societarie. Arriva sempre un punto in cui si smette di sentire la diversità con accezione negativa e penalizzante. L’essere  tutti normalmente diversi, è carburante infinito di idee, motore che non conosce limiti reali. Essere altamente sensibili in una quotidianità che si muove a grande velocità, non dà diritto di sentirsi prede fragili in un mondo di predatori.

La mia dedizione per i temi sociali, nell’affascinante dimensione  comunicativa umana, è filo conduttore nell’arte e nella vita che, ad oggi, sfiorano ogni mio intimo pensiero. Nella professione di docente e terapeuta ho accolto l’intensità emotiva, le minute sfumature dell’animo umano, che fanno anche della musica, visione di archetipi universali per tradurre idee e vissuti in forme, come lettere vive del proprio sentire. Domandiamoci chi siamo, in una musica a misura d’uomo.

Prendiamo l’amore per l’arte, il desiderio di trasmettere la dedizione per il sapere e la ricerca. Innamoriamoci esattamente del momento in cui abbiamo un’idea, prima che tutto accada, in cui prende vita il nuovo. Amiamo la sensibilità con la quale desideriamo parlare alle persone, la fatica che si cela dietro il rinnovamento, la trasposizione sempre possibile dalla musica alla parola, dalla scrittura alla critica, al dipingere quel meraviglioso mondo salvifico dell’arte di vita. Apprezziamo ogni cosa che si realizza con fili tesi di coraggio e delicata umiltà, nel commuovere e muovere emotivamente l’altro. Abitiamo nel mezzo, tra l’inizio di ogni pensiero e ogni possibile meta di chi ci darà certezza di un sentire universale, perché la sensibilità è uno straordinario effetto domino di cui il mondo ha bisogno per perseverare nel comprendersi e amarsi.  

Roberta Recchia

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