Dialoghi d’Arte: Stefania la Rocca e il canto

Oltre gusti personali, tendenze e tecnicismi, percorsi accademici, il canto è gesto espressivo dell’anima, valorizzazione e consapevolezza, dimensione vitale, conoscenza di sé, e di se stessi con l’Altro. Voce poetica del corpo, vibrante strumento interiore, fede profonda, passione rigeneratrice. Cantare è lasciarsi abitare dal suono, che libera il silenzio dall’occupazione della mente, metamorfosi di autentica vitalità e libertà comunicativa. Soffio, respiro creativo, equilibrio armonico, ma anche sacrificio e pratica intensa. Ci insegna ad esplorare il mondo, scoprire i propri confini, con quella forza interiore che ne dischiude il senso.

E’ la musica che ha scelto me e in particolar modo il canto. Ci rende migliori consentendoci di comunicare ed esprimerci. Col tempo ho compreso il dono della mia voce,  iniziando dal piccolo coro della chiesa sotto casa, alle esperienze di viaggio, agli studi lirici, alla musica leggera, all’appoggio di chi ha creduto e alimentato quella passione, che oggi, dopo un’esperienza trentennale, è ormai, un progetto di vita.

Il canto mi rende speciale e questo primo strumento d’identità umana, ancestrale necessità di comunicazione, resta custodito dentro ognuno di noi. Non lo si vede ed è proprio questo il motivo per cui richiede immaginazione oltre la tecnica, gestione emotiva, abilità imitativa e percettiva, per sopperire a una mancata visione fisica dei moti interni. Un cantante è attore e interprete: in una serata si succedono brani anche di genere diverso e si cambia abito interiore tra l’uno e l’altro. Il canto è la mia cura: dai canti popolari, all’interpretazione di brani internazionali.

I doni vanno curati. Studiare canto non ci regala la voce, ma è fondamentale soffermarsi sul concetto di cura delle corde vocali e di sé. Con esercizio si salvaguarda la salute, si apprende la tecnica per raggiungere obiettivi, si abitua l’orecchio, si amplifica la qualità di ascolto e riproduzione dei suoni. Le emozioni sono punto di forza tra docente e allievo. Nell’apprendimento di qualsiasi strumento che mostri una posizione fisica, si riescono a trasferire competenze di correzioni abbastanza immediate. Proprie al canto, sono  empatia ed emotività che aprono percorsi interiori e occorre riuscirsi a guardare con gli occhi del cuore. Ai giovani va spiegato che dietro una canzone ci sono suoni ai quali dar voce, più che all’apparente desiderio di successo. La musica è un percorso di studio e di vita e il canto non vive di sola  improvvisazione.

Il fine è soprattutto la cura della persona, oltre la tecnica, il saper essere e fare musica, il guardare uno spartito scoprendo se stessi. Al di là dell’aspirazione di fama, oltre il fare della musica una passione o un hobby, il canto vive della necessità di tempo, cure e perseveranza. Da quando insegno musica nelle scuole, sono convinta che il nutrire la mente con sole nozioni, sia cosa ormai superata. L’arte tutta è materia che alimenta l’animo e modella il comportamento. Oggi abbiamo bisogno di educazione all’umanità, di coltivare sogni che fanno bene a se stessi. In questo senso, la musica salva e ci rende liberi e autentici.

Articolo Roberta Recchia

Stefania la Rocca

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