Dialoghi d’Arte. Tra una sigaretta e un verso con Diego Baldassarre

Nella mia naturale ritrosia a leggere poeti contemporanei, mi imbatto nelle “Memorie di un tabagista” di Diego Baldassarre. Lo confesso, ho pensato a un’ode alla sigaretta. Cosa che non giudico, ognuno è libero di innalzare il suo canto a chi o cosa preferisce. Ma già dai primi versi, capisco che questa raccolta è molto più che una semplice dedica alla sigaretta.

Qui c’è Poesia

La sigaretta è la passione, è l’amicizia, è l’amore. È la compagna fedele alla quale confidare di sé, l’amica disposta ad ascoltare in silenzio ogni turbamento, ogni pensiero dell’autore.

I polmoni sono vitali

è lì che nasce la parola

I polmoni come sede della vita e della poesia. Attraverso il respiro si formano già le storie.


Sono nato a Roma mezzo secolo fa. Ho vissuto felicemente in tanti luoghi e da quasi venti anni risiedo sulle colline pistoiesi. Esercito la professione di agronomo e insegno nelle scuole superiori. Sono abbastanza schivo e non amo molto parlare della mia vita privata. Quello che ho da dire lo esprimo con i versi oppure in confidenza, magari davanti a un buon bicchiere di vino o in una situazione conviviale, ma mai pubblicamente.

Nei suoi componimenti, Diego Baldassarre evoca gli anni passati, la giovinezza, il tempo che scorre, mentre disegno il passo con fatica, le cose non dette, le parole le trovi tutte/sul fondo della gola amara. I momenti intimi, quelli che (di)segnano la vita, i migliori, sono sempre accompagnati dalla sigaretta, un filo di nebbia tra me/la birra/la sua birra e i suoi occhi.

Che non fosse un semplice canto alla bionda lo dovevo capire, in realtà, già dal titolo, da quel termine ricercato: tabagista. Non semplicemente fumatore ma un uomo che ha, con la sua amica, un rapporto intenso e con la quale instaura un rituale intimo e personalissimo.

Diego Baldassarre ci porta nei suoi ricordi che diventano i ricordi di tutti noi. I sogni, le illusioni, le delusioni, le carte che per sorte giungono sbagliate, il voler conservare una parte pulita di sé, un respiro senza affanno ma pieno di gioia per i sogni che ancora non ci sono stati rubati.

È in questa poesia che trovo la vita intera.

Pensavo che rollare sigarette

facesse meno male alla salute:

solo un alibi per riempire il tempo

Quasi cinquant’anni e un Natale

da schifo coi nipoti malati

e il solito rito dei regali da poco

Gli sguardi sconfitti degli amici

ubriachi o disillusi dalle carte

che per sorte giungono sbagliate:

il mazzo mescolato degli anni

La sigaretta elettronica è tecnica

che illude di nicotina il palato

La bambina che attende Babbo Natale

è porzione di me che respira con gioia


Sono attraversato dalla poesia, la realtà e le emozioni mi entrano dentro e poi escono da me con le parole. Ma le parole del vivere quotidiano non bastano. Non tutte sono uguali e non tutte stanno bene assieme. Per cui dare forma alle sensazioni è un lavoro molto più difficile di quanto si pensi. Non basta provarle come singola persona, bisogna esprimerle affinché chi legge possa provarle lui stesso. La musicalità è uno di questi strumenti, ma non il solo. Sono un cultore del silenzio e amo la solitudine. Ho la fortuna di vivere in collina e quindi ho la possibilità di camminare tra i miei olivi e i boschi attorno.

Non mi sfugge nelle poesie di Diego, nella struttura che rimanda al sonetto, la quasi totale assenza della punteggiatura, come a voler lasciare le parole libere di ondeggiare sulla pagina. E nella testa di chi legge. Così come non passano inosservati i termini eloquenti ed evocativi che impreziosiscono e rendono le poesie ricche di dolcezza, di struggimento, di introspezione accurata dell’io, di verità. Ed è chiaro che il poeta, nel suo amore dichiarato alla sigaretta, cede volentieri il passo a un altro grande amore, quello per la poesia, appunto. La parola diventa l’unica vera arma di cui egli ha bisogno per affrontare la vita.

Relegare al passato mozziconi

di poesia intrisa

di pastosa nicotina sul foglio

Per spaccare il silenzio

con la volontà di scrivere ancora

dilatando i polmoni

in un canto sottile d’aria espirata

I polmoni. Perché è lì che nasce la parola.

(Le poesie contenute in questo articolo sono tratte dalla silloge poetica “Memorie di un tabagista”)

Federica Sanguigni

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