Dialoghi d’Arte: Michele Pagliaro e l’autismo

La fotografia esorta a guardarci dentro, a vivere esperienze, a un saper fare ed essere che armonizzi, verso auspicabili orizzonti di pensiero, l’originalità di storie personali. “La fotografia è il raccontare ciò che stupisce, che piace ed evoca emozioni. È scoprire, ricercare, imparare a conoscere i dettagli delle persone. E’ mezzo per dare voce a tematiche sociali comunicandole in modo diretto e sincero.

Ci si dimentica spesso del corpo e che la vita e l’essere, hanno sussistenza in questo, come principio originario di apprendimento. Nelle tracce continue di sé, ciascuno si racconta con il proprio corpo-storia, luogo del senso dell’esistere, dell’interazione con il mondo, in reciproca metamorfosi. Si è liberi con l’entusiasmo di nuove idee. Si improvvisa in un corpo a corpo con gli altri, ma a volte ci si ritrova in un black-out di habitat culturali e sociali.

Sia nel ritratto ambientato, nella street photography che nei miei progetti, affronto spesso temi attuali come l’autismo, che toccano il cuore. Lo speciale legame tra madre e figlio resiste oltre dinamiche che sovente tendono ad emarginare il “diverso”, perché in realtà non ne riconoscono la “differente abilità” di vivere e vedere il mondo.

La sfida è riuscire a capire chi è il vero diverso, nell’incapacità di udire voci interiori, tra l’insensibilità ancora troppo presente in un’epoca della disattenzione verso il sentire, della scarsa considerazione del rispetto altrui. E’ una filosofia spicciola e frettolosa, una strada dell’economia della condivisione, che trascura la possibilità che ognuno possa divenire eroe della propria storia, nel soppesare le proprie sofferenze e nella fierezza di saperle recuperare con resilienza.

La sensibilità nel maneggiare una macchina fotografica, aprendosi agli stimoli esterni, emozionarsi e gioire del gioco di ruoli, saper ascoltare affettivamente l’altro. Spesso tutte queste capacità sono percepite solo dalla madre, che se ne fa portavoce, che lotta ogni giorno per garantire al proprio figlio autistico “un posto nel mondo”. E’ una lotta di speranza nella vita e verso lo Stato, per non sentirsi soli.

A volte è la mancanza di informazione che causa sofferenza. Si può sembrare assenti perché concentrati su un particolare che cattura la propria immaginazione, focalizzando dettagli che sfuggono ad altri. Si possono sovrapporre pensieri nella mente come parole in un discorso, non sopportare rumori improvvisi, luoghi troppo caotici, avere una memoria incredibile che incasella e cataloga minuziosamente informazioni, essere selettivi nella socialità. Si possono ribadire concetti, gesti, suoni, stereotipie, ma non si può smettere di sperare nella comprensione, nell’empatia e nell’intelligenza emotiva altrui, che fanno la differenza, nel dar voce al rumore che si ha dentro e che rende ingiustamente diversi.

La fotografia sostiene i ragazzi a migliorare la comunicazione, l’immagine visiva del loro sentire, il pensare e desiderare, i loro bisogni. Sostiene la capacità’ di memorizzare e comprendere il mondo e per questo auspico che divenga supporto didattico, educativo e terapeutico riconosciuto.

Articolo Roberta Recchia

Fotografie Michele Pagliaro

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