Per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60esima armata arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (Auschwitz, in tedesco), e scoprirono il vicino campo di concentramento, liberando i sopravvissuti. La scoperta del terribile luogo, insieme con le testimonianze dei superstiti, rivelarono al mondo intero l’orrore di cui si era reso protagonista il regima nazista.  

Per non dimenticare

A settantasei anni di distanza, ha senso ancora ricordare quei tragici eventi? Non si è già detto abbastanza? Conosciamo tutti i terribili fatti che caratterizzarono, in modo negativo, quel periodo. Un periodo buio, i cui soli colori furono quelli dell’odio e del sangue. Un periodo ampiamente studiato a scuola, rappresentato in film e documentari, letto su libri di narrativa e affidato, anche, alla sublime arte della poesia.

Eppure, a settantasei anni di distanza, è necessario ancora dedicare una giornata, in realtà non sufficiente, a uno dei capitoli più vergognosi della storia. Oggi, più che mai, si ha il bisogno assoluto di parlare di quelle atrocità.

Per non dimenticare

L’idea di supremazia, il desiderio di potere, la convinzione di essere migliori di altri. Il colore della pelle, lo status sociale, l’essere nati in una parte del mondo anziché in un’altra. La storia ci parla di diversi tentativi di genocidio, oltre quello degli ebrei. Gli armeni in Turchia, le deportazioni di contadini volute da Stalin, la dittatura comunista in Cambogia.

Ricordare la shoah assume, così, un significato ampio e molto simbolico. È l’intera umanità che deve trarre insegnamento da quei terribili fatti. Il giorno della memoria non è una semplice data sul calendario per pulirsi la coscienza con i milioni di vittime che furono tali perché un intero continente, Italia compresa, stava a guardare, se non a partecipare.

Il 27 gennaio deve necessariamente essere una data impressa in ogni cittadina e in ogni cittadino del mondo. Una data che deve aprire la mente allo studio e al ricordo affinché quello che è successo non si verifichi mai più. Non solo. Deve essere una possibilità di comprensione sul perché certe cose siano accadute. E, soprattutto, deve essere l’insegnamento affinché quelle cose non accadono mai più. Non basta indignarsi, asciugarsi una lacrima nell’ascoltare le testimonianze degli ultimi sopravvissuti. Bisogna agire e impegnarsi, guardarsi intorno e chiedersi, oggi: “Potrebbe accadere di nuovo?”

La giornata della memoria, allora, ha senso solo se proiettata negli accadimenti odierni, nel mondo in cui viviamo. Per non ripetere le stesse terribile azioni. E per non dover, in seguito, chiedersi come siano mai potute accadere. La storia sia maestra di vita, ci aiuti ad aprire le menti e i cuori, perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

©Federica Sanguigni

©Ph Cristina Sferra

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