Oltre la disUMANIzzazione

Ogni tragedia è un fallimento della comunicazione. Il valore della vita e il rispetto della persona implicano libertà. Il coinvolgimento emotivo è ciò che ci rende umani e costituisce il contraltare al disagio crescente nelle civiltà di una concreta mancanza di contatto.

Il pericolo più grande risiede nel rischio dell’uomo di perdere anche se stesso, nella ripetizione di atti di disumanizzazione nei confronti di coloro che vengono reputati diversi. Cos’è poi la diversità e chi può arrogarsi il diritto di decidere chi è dentro e chi è fuori da un normale contesto? Il corpo diventa simbolo di esclusione e violenza, il disumano annulla e nega la capacità di un sentire personale, la vita tenta di combattere l’emarginazione che crea mortificazione.

L’umanità ha la possibilità di negare se stessa attraverso il giudizio, che diviene sovente pregiudizio, e decidere di non riflettere sull’uguaglianza in diritti e pari dignità, ma resto convinta che siano i più grandi quesiti etici a far riflettere sull’esistenza di una reale possibilità di cambiamento, nel rammentare che una società umana implica necessariamente l’essere relazione fra soggetti umani, sedi di memorie, aspettative condivise e senso di partecipazione e appartenenza.

Roberta Recchia

fotografia di Bernadett Funk

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