A scuola di vita: il bullismo

La vita è un punto di vista, un caos da organizzare tra le piastrelle di un mondo a colori in una guerra ai rumori.

Vorrei parlarvi di come il bullismo sa entrare nelle pieghe della pelle e dell’anima, riuscendo a erigere alte mura e spesse gabbie, amplificando il senso di smarrimento e di scarsa autostima, per la potenza ossessiva e ripetitiva di parole e gesti. Vorrei darvi certezza di quanto quegli sguardi piovano dall’alto come sabbia e minino esperienze emotive, seppellendo l’essere sotto tumuli di traumi eterni.

Vi racconterò la storia di un ragazzo, delle sue straordinarie strategie di rivalsa contro una muraglia in apparenza inespugnabile.

Mi trovo faccia a faccia con chi ha deciso l’occupazione di ogni mio pensiero, opinione, espressione, nell’omaggiare il potere di turno non lasciando facoltà di esternare il mio dire, come fosse la notizia del giorno da stampare sul giornalino d’istituto, in una testata che racchiuda chi è dentro e chi non lo è.”

E’ una piaga che assale ogni forma di speranza e si avverte in ogni minuto poro, lo si percepisce anche con occhi chiusi e la mente che non riposa. Osservo ogni giorno a scuola i miei alunni, i loro vacillamenti, il senso di precarietà, gli opposti. Il bullismo rischia di non farti esistere nell’incapacità di udire voci interiori tra tanta insensibilità. La vita a volte offre strane forme di riscatto e io, nelle aule e tra i banchi, condivido esperienze, ascolto storie, scrivo e parlo di temi sociali, come semi di educazione alla cultura e alla vita, perché si possa comprendere che la sensibilità e la fragilità non sono bandiere bianche da sventolare in segno di resa a coloro che si arrogano il diritto di scrivere per noi un finale diverso.

Dimentichiamo spesso che l’affettività resta una delle possibilità del contatto umano, che le distanze sono sempre rivalutabili e ci sono infinite scelte nell’accettare o rifiutare scambi comunicativi. Nel bullismo e nelle disabilità tutto ruota attorno all’esistenza o meno di una distanza sociale, al dialogo, al riuscirsi a guardare negli occhi e non abbassare la testa.”

Non è possibile non essere influenzati nelle interazioni anche inconsciamente e la percezione di sé cambia in relazione con gli altri e con l’ambiente. Le convinzioni diffuse e radicate e le esperienze negative possono condizionarci emotivamente in modo traumatico. Nel bullismo corpi giocati e scommessi, identità fluide, irrigidimento di convenzioni sociali e istituzionali, evoluzioni di bisogni, paure e silenti speranze. Ogni distruttività è frutto di ignoranza e il disagio ha radici nell’insoddisfazione di bisogni e piaceri negati. Diventare falsi rischiando di perdere la vostra autenticità diverrebbe un prezzo troppo alto da pagare per un conto che non prevede né vincitori né vinti.

“La vita è comunicazione, rischio, scelta e responsabilità.”

Dal racconto “A scuola di vita” presente nel libro Da me a te. Andata e ritorno.

Roberta Recchia

opere di Emanuela Battista

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