Dialoghi d’Arte: Lara Rotili e il teatro lirico

Cantante lirica, sulle scene del teatro da quindici anni. Un amore per l’arte che nasce dalla danza ai tasti di un piano, dagli studi di musicologia al canto che, da polifonico medievale a lirico solistico e contemporaneo, resta ad oggi suo fedele compagno di viaggio attraverso il mondo e convoglia la sua professionalità in “unico prodotto finale: il teatro lirico”. Esiste una motivazione profonda in ciò che sa rendere evidenti le peculiarità e il valore di ciascun individuo, come evocazioni di un intimo sentire ove fili invisibili di appartenenza, rispecchiamento, si fanno largo in ambienti di universali energie. Il teatro da sempre è straordinaria inventiva dell’intimità umana.

L’opera lirica per me è passione e stare sul palcoscenico è linfa vitale. Nelle vesti di personaggi, apparentemente lontani da noi, ma che in realtà non lo sono, metto inevitabilmente un po’ del mio, con l’effetto di una catarsi terapeutica.

L’arte è governata dal principio di piacere, da quell’intelligenza emotiva e creativa che ognuno ha inscritta in sé. L’arte è rivoluzione, libera autodeterminazione e anche il teatro lirico, nello specifico, crea condivisione tra le pareti di un contenitore che sa accogliere, dare voce a temerarie fughe dalla realtà, favorire il processo metamorfico d’identificazione. Tutto prende vita: paure, ansie, affettività, entusiasmo, il proprio sentire. La voce è preziosità umana, strumento innato di liberazione, dilatazione dei propri confini interiori, con-vibrazione emotiva, urlo poetico del proprio sé, abito sensibile.

Mi trovo più a disagio nel chiedere al cameriere di un ristorante di portarmi altro pane, che stare sul palcoscenico e cantare. Esiste in quel punto preciso del palco una distanza tra me e il resto del mondo, uno spazio fisico che è la mia zona di comfort ove esprimere quello che sono.

Il teatro resta spazio di simbolizzazioni nel rapporto tra sé e gli altri, tra persona e personaggio, ove è custodita la storia che ognuno porta dentro, nell’auspicabile proiezione di un mondo che sappia corrisponderci.

Le regie di adesso sono dinamiche: spesso ballo mentre canto e recito. La bella dormiente di O. Respighi, mi ha visto nel ruolo del gatto, di una ballerina, del cuculo, della duchessa e della fata verde. Andare a teatro è immedesimarsi e poter sognare oltre i problemi della vita quotidiana. E’ culto di bellezza.

Per promuovere l’arte porto i ragazzi a “vedere quello che non si vede”: trucco, costumi, allestimenti scenici, orchestra, ciò che serve alla comprensione di un prodotto finale dietro cui vi è la sinergia di una grande famiglia. Oltre quella che può essere o meno la predisposizione per la lirica, ci sono opere fruibili ai giovani, sia per trama che per effetti scenici e le nuove generazioni restano sovente affascinati dai costumi e dalle luci, o dal canto in lingua straniera come per il “Flauto magico” e per le opere in tedesco per le quali seguo corsi di dizione, in aggiunta al normale allenamento quotidiano e uno stile di vita particolari. Occorre che i giovani comprendano che l’arte richiede impegno, ma che ne vale sempre la pena perché la cultura educa e accresce il proprio modo di essere.”

Lara Rotili

Articolo di Roberta Recchia

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